Il mistero del Natale

Il mistero del Natale. L’espressione più alta e matura del mistero del Natale, della “Parola come Bambino” (H. U. von Balthasar) è riscontrabile all’inizio del quarto Vangelo. Nel cosiddetto ‘prologo di Giovanni’. “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre, ricco di grazia e di verità” (1,1.14). Se si riflette a fondo su questo passo (il Lògos si fece sàrx) si nota che in principio, cioè prima di noi, era la Parola, prima di noi ci fu un senso (e non il caso, o un baratto), e questa Parola era presso Dio, anzi, è Dio. In secondo luogo si scorge la venuta della Parola nel mondo: in modo sorprendente, Dio “manda sulla terra la sua parola” {Sai 147,15), viene in un uomo in carne e ossa. In terzo luogo c’è 1′ azione della Parola, “piena di grazia e di verità”, che richiede accoglienza (“a quanti l’hanno accolto…”) e fede. Il dono trascendente che ci fa essere ‘generati’ da Dio.

Il mistero del Natale


Si comprende così che non si tratta di un agire atemporale o astorico di Dio (come nel mito), o di un avvenimento puramente interiore alla coscienza umana. Si tratta invece di un ingresso di Dio nella storia, assunta nella sua concretezza e caducità. L’avvento di Dio in un uomo può sembrare strano alla dura cervice dell’uomo, taluni non lo compresero e tuttora. Dio esaudisce le nostre invocazioni in modo diverso da come pensiamo: delude le nostre speranze nel momento in cui le esaudisce. Come ricorda Pascal, per la venuta di Gesù «il tempo fu predetto in maniera chiara e il modo per mezzo di figure», così che l’accoglienza del Messia fosse – da parte dell’uomo – un atto di libertà (è lo stesso motivo della dottrina del Deus absconditus). La ‘credibilità’ di Dio risiede innanzitutto nel fatto che l’accoglienza (del suo progetto), che l’atto di fede è un atto di libertà. Infatti la dialettica fra nascondimento e manifestazione di Dio, che è fondamentale per la presenza del Regno di Dio nel mondo. Nello stesso tempo la condizione di possibilità della libertà nel rapporto fra l’uomo e Dio.

Il mistero del Natale secondo Giovanni


Il teologo amico di Gesù – Giovanni – ha saputo vedere nella luce che veniva fra le tenebre il paradosso della presenza di Dio. Nel nascondimento della carne, segnata dalla passione e dalla morte, Gesù di Nazaret manifesta il suo ‘io’, la sua identità personale, essendo la Parola di Dio preesistente l’incarnazione. Così, nel “Gesù venuto nella carne” (2 Gv 7), vi è la condizione indispensabile per la rivelazione perfetta e escatologica di Dio. Gesù nascente è “l’epifania di Dio nella nostra storia” (K. Rahner), è l’icona visibile del Padre invisibile (cf. Gv 12,45). Tutto ciò significa che il cammino della verità divina (rivelazione di Dio), come quello del dono della vita di Dio per la nostra salvezza, si trova nella persona stessa di Gesù, l’uomo Gesù Cristo come mediatore unico tra Dio e l’uomo, rivelatore del mistero di Dio e del mistero dell’uomo che s’incontrano.

I riferimenti natalizi

L’avvento della luce che illumina la vita di ogni uomo (cf. 1,9), una così luminosa rivoluzione, finisce per chiarire le ombre e i dubbi, fugare le paure, convincere gli increduli. Il quarto Vangelo, apparentemente privo di riferimenti natalizi, è in realtà una profonda meditazione sul mistero dell’incarnazione. Rispetto al resto del Nuovo Testamento, Giovanni esplicita quello che potremmo chiamare l’altro fuoco dell’ellisse. Con la teologia dell’incarnazione del Verbo viene introdotto un secondo fulcro riguardante l’inizio della vita terrena di Gesù, mentre gli altri Vangeli, gli Atti degli Apostoli e la teologia di Paolo sono più concentrati sull’annuncio del mistero pasquale (di morte e di risurrezione) di Gesù. Oltre a tener fisso questo fulcro, costituito dall’ ‘ora’, Giovanni esplicita il fulcro dell’incarnazione, della venuta del Verbo di Dio nella visibilità della carne, portando alla più alta evoluzione la cristologia del Nuovo Testamento, dando la chiave per la comprensione globale del mistero di Cristo. In una pregnante espressione, guardando il Cristo in croce (cf. Me 15,34), il poeta dell’Incarnazione C. Péguy dice che il Crocifisso “rivede l’umile culla della sua infanzia, nella quale il suo corpo fu deposto per la prima volta”.

Riflessione teologica secondo Giovanni


La riflessione teologica di Giovanni può raggiungere tutti: l’amico s’è posto di fronte al mistero, ha intravisto che Dio ha voluto comunicare al mondo se stesso, che tale irruzione di Dio nel mondo è avvenuta in Gesù di Nazaret. Pertanto, l’accettazione, da parte di Dio, di Gesù, è l’accettazione di un’umanità che va facendosi gradualmente ‘eristica’, di un’umanità che contempla il Dio-Trinità come assoluta autocomunicazione all’uomo.
Con l’incarnazione del Lògos eterno e la corrispettiva venuta dello Spirito Santo, l’uomo non è lasciato ‘lontano’ da Dio, ma Dio l’accoglie nella sua ‘famiglia’. Tutto questo messaggio teologico del natale, lungi dall’essere sperimentato solo dal già credente, può toccare le corde anche di uomini dubbiosi, o il cuore, talvolta pieno di vuoto, degli indifferenti. Questi uomini infatti, nell’ultima loro dimensione, pur non dimenticano, e quasi ne hanno nostalgia, l’aspirazione alla vita infinita di libertà e di pienezza, e quasi percepiscono, seppur in modo non sempre pienamente cosciente, l’eco di un’offerta già attuata da parte di un Dio ‘sconosciuto’ (o ‘dimenticato’) e comunque presente e veniente.

Il messaggio del Natale

Il messaggio del Natale, conservato nella pienezza dei testi biblici, progressivamente esposto nel corso della storia della fede, può ampliare una motivazione che ogni uomo ritiene di percepire in sé come l’esperienza più intima del proprio spirito. E come esperienza diffusiva del proprio spirito: la voce che nasce nella propria coscienza, che sorge nel cielo stellato. “La nascita di Cristo -insegna s. Massimo – dovremmo chiamarla piuttosto la nascita del mondo-, egli infatti nasce in questo giorno per la salvezza dell’universo. Nasce in questo giorno la luce al mondo, la vita ai morti, la risurrezione ai mortali; perciò oggi è il Natale non solo del Signore, quanto della salvezza”.
Per finire questa riflessione: se la prima creazione (dal nulla) dà all’uomo la coscienza immediata, la seconda creazione (di nuovo dal nulla: il concepimento e la nascita di Cristo dalla vergine implicano un atto divino di creazione) ci offre il dono della parola. Così, la teologia della nascita, rivelatrice di un’immensa potenza nella debolezza, assicura che l’uomo può accostarsi al mistero del natale assumendone l’eredità (“nessun uomo nasce senza bagagli”: P. Ricoeur).

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