La spiritualità del Natale

Natale non offre solo un modello da imitare; non ci pone soltanto davanti all’umiltà e alla povertà del Signore come modello da seguire: ci offre la grazia di poter diventare come lui. Il fatto che Cristo venga nella natura umana offre all’uomo la possibilità di partecipare alla vita divina. La spiritualità del Natale ci mette sul cammino che ognuno di noi compie alla ricerca delle sue radici. San Leone Magno consiglia di vivere questo tempo nel desiderio di un cambiamento radicale, perché per ogni credente è inconcepibile voler ritornare alle condizioni indegne del passato. L’attesa paziente, l’accoglienza, la vigilanza, la disponibilità, tappe vissute nell’Avvento, oggi sono pienamente raggiunte nella gioia.

I profeti e la spiritualità del Natale

Nelle parole dei profeti dell’Antico Testamento la gioia avrebbe caratterizzato i tempi messianici; ora la venuta del Salvatore dice che la promessa è stata mantenuta. La liturgia di questo tempo suscita nel credente un clima di esultanza. Isaia annuncia la sovrabbondanza di questa gioia (cf. Is 9,22) e davanti all’intervento di Dio i cieli esulteranno di gioia, la terra giubilerà (cf. 44,23; 49,13) mentre i prigionieri liberati arriveranno a Sion gridando di gioia (cf. 35,10; 51,11). Il Battista sussulta di gioia nel seno della madre davanti a Cristo che viene e la stessa Vergine è invitata dall’angelo a essere la «piena di gioia» per il grande annuncio che le reca. E proprio lei, nella casa di Elisabetta, canta con gioia irrefrenabile il suo Magnificat.

Con nascita di Gesù…

La nascita di Gesù è gioia festosa anche per gli angeli in cielo che si rallegrano e cantano l’Osanna senza fine. Questo evento porta con sé la spiritualità del Natale. I pastori, ricevuto l’annuncio, si sentono immersi nella gioia. Per creare ambiente e condizione adatti a vivere il Natale, bisogna mantenere il cuore povero e libero, uno spirito di bambino, imitando Maria, Giuseppe, il Battista e tutti gli anawim di YHWH, i poveri di spirito, i soli capaci di riconoscere in Gesù il Figlio di Dio venuto per salvare gli uomini e arricchirli dei suoi doni.

Il rimedio per i poveri di spirito

Solo chi si sente oppresso può desiderare di essere liberato e solo chi vuole gustare la gioia di porgere il suo saluto a qualcuno mantiene libera la strada per l’incontro. I poveri di spirito non sono i «privi di ricchezza», bensì coloro che hanno la libertà di lasciare ogni ricchezza. Giacomo e Giovanni, Pietro e Andrea hanno barche e reti e le lasciano: sono poveri di spirito. Matteo abbandona il suo banco di cambiavalute: è un povero di spirito. Gesù, al giovane ricco che gli chiedeva cosa fare per avere il regno dei cieli, consigliò di lasciare tutto per diventare un povero di spirito, ma il giovane preferì rimanere ricco. Si può essere materialmente poveri ma incapaci di liberarsi anche di quel poco che si ha e dunque incapaci di essere poveri di spirito.

Per un ricco è certo più difficile liberarsi dei beni rispetto a uno che ha poco o niente, ma non è impossibile. Si può essere ricchi e poveri di spirito se non si è schiavi della propria ricchezza, di qualunque ricchezza, piccola o grande, materiale o intellettuale, perché il povero di YHWH è l’uomo pronto a fare la volontà del suo Signore. Ci vuole, dunque, quell’attitudine che la Bibbia chiama povertà di spirito. L’attitudine di coloro che non hanno nulla su cui contare e sono perciò pienamente disponibili a ricevere Dio. Protendono a lui le mani vuote, aperte al dono. Nel silenzio stanno davanti a YHWH e in lui sperano (Sal 37,7). Il Natale è il tempo in cui la Chiesa e ogni cristiano sono chiamati a verificare questo atteggiamento, essenziale per rispondere all’iniziativa salvifica di Dio.

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