L’annuncio ai pastori

L’annuncio ai pastori. Il linguaggio di Luca 2,9-14, il brano centrale del vangelo del Natale, è pienamente lucano ed evidentemente kerygmatico (cioè al servizio della predicazione). “La gloria del Signore li circondò (i pastori) di luce ed essi furono presi da gran timore”. ‘Gloria’ è un’espressione biblica che salvaguarda la trascendenza di Dio e allude anche al suo ‘apparire’ in rivelazione storica. Spesso, e proprio in Luca, essa viene descritta come uno splendore celeste, che rende possibile una ‘visione’. Anche l’apparizione di Cristo nelle vicinanze di Damasco, avuta da Paolo, è presentata da Luca così: “Dal cielo, una luce più splendente del sole rifulse intorno» a Paolo e ai suoi compagni di viaggio (Atti 16,13). L’apostolo stesso non descrive mai questo fatto rifacendosi alla sua esperienza, al massimo (eccetto il passo appena citato) dice che «la luce ri-splendette nei nostri cuori» (2 Cor. 4,6).

L’annuncio ai pastori secondo Luca

‘Timore’ è la reazione spontanea dell’uomo, che è colpito dalla vicinanza di Dio e dalla sua rivelazione. Ma l’angelo dice ai pastori, come Gabriele ha detto a Zaccaria e alla vergine Maria: «Non temete!”. Egli annuncia loro una «grande gioia»: il lieto annuncio della nascita del salvatore, il ‘vangelo’. Le espressioni ‘salvatore’ e ‘annunciare gioia’, che Luca mutua dalla versione greca dell’Antico Testamento, per i lettori ellenistici rievocano addirittura il linguaggio del culto dell’imperatore. “Il giorno della nascita del dio ( = dell’imperatore) fu per il mondo l’inizio delle liete notizie, che per causa sua sono giunte”: così dice una famosa iscrizione di Priene. Ma per Luca uno solo è il salvatore: “l Messia, il Signore”. Il termine ‘salvatore’, che fu usato nel Magnificat come attributo di Dio stesso (Le. 1,47), viene qui applicato al bambino Messia.

Il significato teologico dell’annuncio ai pastori

Dio diviene salvatore del popolo in quanto egli fa di questo bambino il salvatore, il Signore, il Messia, definitivamente con la risurrezione (Atti 2,36). Così anche a Dio nei cieli altissimi, che dimostra la sua benevolenza per gli uomini sulla terra, va la lode e la glorificazione delle schiere celesti. Per mezzo di questo bambino, Dio vuole donare salvezza e pace (Is. 52,7) agli “uomini del suo beneplacito”, cioè a tutti gli uomini che si aprono ad accogliere il suo messaggio; salvezza e pace vanno qui intese nel senso ampio in cui sono state annunciate da Gesù nel suo messaggio sul regno di Dio. Tutta la scena dell’annuncio ha la stessa forma stilistica dell’annuncio fatto a Zaccaria e alla vergine Maria. Tutta la composizione è impregnata di idee bibliche e diviene essa stessa ciò che annuncia: vangelo, lieto messaggio di Dio agli uomini, ai quali sono aperti gli occhi.

Ti potrebbe interessare anche: La nascita di Gesù