La rivelazione


La rivelazione. Di ciò che i pastori di Betlemme avevano da dire alla gente, potevano e dovevano meravigliarsi realmente non solo alcuni, ma tutti. Essi avevano due cose da comunicare e lo stupefacente, per tutti coloro che udivano, era nel rapporto esistente fra queste due cose. Una era molto naturale e normale: avevano visto un neonato; indubbiamente, nella maggior parte delle persone cui essi lo raccontavano, ciò non destava alcuno stupore. Poi l’altra cosa piuttosto soprannaturale e singolare: era apparso un angelo e aveva parlato loro; di ciò si saranno stupiti i più, ma non tutti: poiché alcuni sapevano che accadono più cose fra cielo e terra di quante la nostra sapienza dai limiti scolastici lasci immaginare. Perché un angelo non deve apparire e poter dire qualcosa? Ma ciò che, senza eccezione, stupì tutti e stupisce ancora ai nostri giorni è la frase che l’angelo aveva detto ai pastori a proposito di quel neonato: ” Oggi a voi è nato il Salvatore, che è il Cristo, il Signore! “.

La notizia della rivelazione

Quel rapporto fra le due notizie era, per tutti coloro che ascoltavano, oltremodo stupefacente. Stabiliamo innanzitutto questo: il contenuto di tutto il discorso tanto ricolmo di stupore, dei pastori, è, secondo la dottrina della Chiesa cristiana, identico a ciò che si intende con la parola Rivelazione. Si potrebbe anche dimostrare benissimo che, effettivamente, vi è pur sempre qualcosa d’altro che merita di chiamarsi Rivelazione. Ma comunque sia: il discorso dei pastori intendeva la Rivelazione di Dio. Ed essa, secondo tale discorso, è questa: il Signore – cioè: il Creatore del cielo e della terra, verso il quale l’uomo è e rimane sempre debitore di se stesso – questo Signore si è fatto uomo come noi, nel nostro spazio e nel nostro tempo, sulla nostra terra ed entrando nella nostra storia, la cosiddetta storia del mondo.

Rivelazione di Dio

Il Signore Iddio dunque non è soltanto eterno ed invisibile e incorporeo – certo, Egli è anche tutto ciò – ma è pure di questo mondo e visibile ed è una persona con un corpo, che parla ed agisce come un pari nostro. Non è abbandonarsi alla fantasia ed all’arbitrio cercarlo in qualche posto nell’ ” infinito ” e farci su di lui una delle tante idee che si possono fare sull’ ” infinito “. Ma egli (senza cessare per questo di essere infinito) è venuto in mezzo a noi nel mondo finito, « è divenuto un povero bambino, poiché ebbe pietà di noi » e ciò che dobbiamo pensare di lui, ci è anche prescritto in un determinato modo.

Noi abbiamo quaggiù un Signore, l’abbiamo in diretto rapporto con la nostra esistenza reale. Ma bisogna dire anche l’altra cosa: il mondo finito non è l’ambito intatto, incontestato, sottoposto alla nostra propria perspicacia e al nostro dominio. Non vi è nessuna « finitezza che riposi in se stessa ». Non si può, in una cortese distribuzione dei compiti, assegnare a Dio il cielo e a noi la terra, a lui il mondo invisibile e a noi il mondo visibile. Ma, in questo ambito nostro, Egli ci tocca e ci raggiunge. « Il Regno di Dio è vicino ». Noi abbiamo quaggiù un Signore, l’abbiamo in immediato rapporto con la nostra reale esistenza. Questo è e questo significa Rivelazione di Dio. Ciò intende il discorso dei pastori a proposito del neonato, che è il Cristo Signore. Di questo si sono tutti stupiti.

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