la pace del natale


L’augurio centrale del Natale è che sulla terra ci sia pace. Nei discorsi del presidente tedesco in occasione del Natale viene sempre ripreso il tema della pace. Nella liturgia il tema della pace è continuamente toccato. Già i primi vespri del Natale iniziano con l’antifona Rex pacificus, cioè II re della pace. Gli angeli lodano Dio nell’accampamento dei pastori con il canto natalizio: “Gloria a Dio nell’alto e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). Con la nascita di Gesù si mostra sulla terra lo splendore che spetta a Dio nei cieli. Se la gloria di Dio appare tra noi, è eliminata la frattura tra Dio e l’umanità, c’è pace tra Dio e l’umanità. Questa pace rende possibile anche la pace tra gli esseri umani. Difatti, solamente l’uomo alienato da se stesso e da Dio è incapace di pace. Quando è in pace con se stesso e vive in pace con Dio, manterrà la pace anche con i suoi fratelli e le sue sorelle.

La pace del Natale: il messaggio


Certamente, con il suo annuncio di pace natalizio Luca ha proposto un programma alternativo alla pace imperiale di Augusto. Luca collega apposta la nascita di Gesù all’imperatore Augusto, che ha dato l’ordine di registrarsi nelle liste dell’erario. Augusto per i contemporanei era il grande pacificatore, che aveva reso possibile la pace in tutto il mondo. Nell’anno 9 a.C. si era per questo costruita in Roma l’ara pacis, l’altare della pace. Nell’iscrizione di Priene, di questa stessa epoca, si legge: “La provvidenza, che domina su tutti i viventi, per la salvezza degli esseri umani ha colmato quest’uomo con tali doni da mandarlo a noi e alle generazioni future come salvatore; egli porrà fine a tutte le discordie”. Luca vuole mostrare ai suoi contemporanei che Gesù è il vero portatore della pace. Quando Gesù è nato in Betlemme gli angeli hanno annunciato la pace. Questa pace non è solamente una pace intramonda-na, ma ha le sue radici nella gloria di Dio, che si è chinato sulla terra nell’incarnazione del Figlio.

I riferimenti a Cristo


La pace che Cristo ci porta con la sua nascita non è solamente la fine delle guerre intramondane. Indica piuttosto lo stato di salvezza di tutto l’essere umano in tutte le sue componenti. Indica che l’essere umano può essere in completo accordo con se stesso, poiché si sa amato da Dio in tutto e per tutto. Con la nascita di Dio come un bambino l’essere umano può giungere all’armonia con se stesso. Egli sente che essere uomo non indica più alienazione, separazione dall’origine divina, come aveva pensato Platone. Se Dio diventa uomo, l’uomo può accettare incondizionatamente se stesso, scopre la propria dignità divina. Questa armonia con noi stessi ci rende possibile anche la pace con la creazione e la pace con gli altri. Non sono più nostri nemici. Se ci osteggiano, auguriamo loro la stessa pace che sperimentiamo nei nostri cuori.

La pace del Natale: pace interiore


A Natale faccio esperienza di questa pace interiore quando penso che Cristo è nato in me. Se guardo dentro me stesso, allora non incontro solamente i miei problemi, la mia lacerazione, i miei desideri delusi e le illusioni, le mie ferite e le mie malattie. Io sento che dentro di me vi è un luogo che è pieno di pace, poiché Cristo stesso vi abita. A partire da questo luogo interiore posso arrivare alla pace con me stesso e con la mia vita. Da questa esperienza di pace interiore provengono anche i pensieri di pace nei confronti del mio prossimo. Non vi hanno spazio pensieri aggressivi o pieni di rabbia. La pace non è per me solamente un appello perché io viva in pace con tutti. Piuttosto, la pace con gli altri scaturisce dall’esperienza della mia pace interiore. Io non devo affatto creare la pace. In me c’è pace, una pace che si diffonde da sola.

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