Il racconto della nascita

L’esegesi che studia il modo d’esposizione degli autori biblici, distinguerà anzitutto il sobrio racconto della nascita di Gesù (Lc. 2,1-7) da quello dei pastori (2,8-20), che è più ampio e risponde a un fine kerygmatico. Ma anche nella concisa narrazione della nascita, bisogna riconoscere un duplice punto di partenza, segnato dalle stesse parole («avvenne che…»): la menzione del ‘censimento’ (2,1-3) che è la causa del viaggio di Giuseppe e Maria a Betlehem (2,4-5) e i due brevi versetti, che raccontano la nascita del bambino (2,6-7).

Il racconto della nascita: l’evangelista Luca

Questi cenni scarni e semplici sulla nascita del bambino potrebbero contenere una notizia antica che l’evangelista Luca aveva a disposizione. Siamo informati di un fatto quotidiano e, date le circostanze, di minima importanza: un bambino è partorito in una stalla e viene posto in una mangiatoia, «perché non c’era per essi posto nell’albergo». Non è facile dire quale sia la connessione di questo fatto con il censimento. Poiché l’evangelista afferma che fu il ‘primo’ e che il censimento riguardava «tutto l’impero» romano ed ebbe luogo sotto l’imperatore Cesare Augusto mentre era legato per la Siria Quirino, lo storico s’imbatte in notevoli difficoltà.

È noto il censimento dell’anno 6 d. C. che condusse alla rivolta dei galilei di Giuda e alla costituzione del partito degli Zeloti. Di questo parla anche Luca (Atti 5,37); ma il censimento ricordato nella narrazione della nascita di Gesù dovette aver luogo circa 14 anni prima, mentre era ancora vivente il re Erode il Grande (4 a. C.). Non abbiamo altri documenti storici che permettano di è datare il primo censimento avvenuto sotto il governatore Quirino, al massimo possiamo avanzare delle ipotesi in base al confronto con quanto avveniva nelle altre province. La tradizione cristiana fissa senza esitazione la nascita di Gesù nel tempo della reggenza di Erode il Grande, famoso e grande dominatore e despota (Mt. 2,1; cf. Lc. 1,5).

Dal vangelo di Luca…

Come sempre la notizia sul censimento va giudicata storicamente: l’intenzione di Luca, di inserire la nascita di Gesù nel quadro della storia, è innegabile, evidente. Anche la comparsa di Giovanni Battista è introdotta da un dato cronologico (3,1). La comparsa di Gesù di Nazareth, espressa in Atti 10,37 ss. con la frase «ciò che è avvenuto in tutta la terra di Giuda», è collocata con chiari contorni nell’ambito della storia. La nascita di Gesù non è un mito, ma un evento storico. La sua non è la figura di un eroe o di un semidio delle antiche saghe, egli è un uomo, nasce come debole bambino. Un bambino di povera gente, per la quale non c’era posto nell’albergo. Povertà e indigenza circondano la sua nascita; questo va detto nella breve notizia che lo riguarda. Il mistero della sua origine divina (Lc. 1,26-38) non viene qui menzionato.

Il racconto della nascita: i pastori

Diverso è il racconto relativo ai pastori, il quale è pieno di miracoli, di figure celesti, di voci sopra terrestri. L’esegesi odierna attribuisce a questa narrazione una forma narrativa e uno stile diversi: ciò che non poteva trovare espressione nel sobrio racconto della nascita del bambino, viene detto qui come appello alla fede. Un messaggero di Dio interpreta, come accade spesso nella Bibbia, il senso dell’avvenimento: oggi vi è nato il Redentore, un messaggio di gioia per tutti coloro che hanno sperato nella sua venuta. Un coro celeste celebra il significato e l’importanza del messaggio in un canto di lode a Dio: cielo e terra sono riconciliati, Dio dona agli uomini la sua pace e la sua salvezza. I pastori trovano la conferma di tutto ciò che l’angelo aveva detto loro. Essi lodano e glorificano Dio per tutto ciò ch’essi hanno udito e visto.

Questi pastori meritano ancora una particolare attenzione. Nel racconto che li riguarda non c’è traccia di romanticismo pastorale. Nella Palestina di allora, la loro professione non era tenuta in gran stima, anzi- era considerato un mestiere impuro. I pastori appartenevano a quella categoria di gente che «non conosceva la legge», e non poteva osservarla nel suo rigore farisaico.

Ma proprio a questi uomini poco stimati è rivolta la lieta notizia, il vangelo della misericordia di Dio. Per primi essi vengono a conoscere che è nato il Messia.

Il racconto della nascita secondo Luca

Per Luca ciò non è un caso; egli collega il racconto sui pastori con quello della nascita del bambino che già ce nella mangiatoia. Quest’ultimo fatto è un segno per i pastori da cui riconoscono il bambino, del quale erano state rivelate loro così grandi cose. Il bambino nella sua povertà e miseria non costituisce nessuno scandalo per i pastori, anzi è un segno. E questo incontro presso la mangiatoia è anche per l’evangelista un segno a favore di colui che più tardi dirà «Dio mi ha inviato ad annunciare il messaggio di salvezza ai poveri» (Lc. 4,18). I pastori diffondono la notizia tra la gente povera e semplice che li circonda e «tutti coloro i quali li ascoltarono si meravigliavano di ciò che raccontavano loro i pastori». Così viene nuovamente velata la rivelazione del mistero divino, poiché tutto lo splendore dell’evento è racchiuso nella testimonianza di uomini semplici.

Il paradosso del messaggio cristiano

Il paradosso del messaggio cristiano, cioè il fatto che Dio è apparso nella debolezza umana, appare già nel racconto della nascita. I pastori sono i rappresentanti dei ‘poveri’ ai quali viene annunciato il vangelo. Si tratta dunque di una leggenda? Non nel senso usuale del termine, che indicherebbe qualcosa che non è ‘vero’. Talvolta si allega a documenti o disegni una ‘Legende’,1 cioè una cosiddetta tavola con la spiegazione dei segni o sigle convenzionali usati. La storia dei pastori potrebbe essere detta una ‘leggenda’ in questo senso. Essa è come una chiave che permette ai lettori di entrare nell’interno luminoso di un edificio straordinariamente oscuro, ma solo ai lettori che sanno ascoltare con fede.

Si tratta cioè di parole interpretative del linguaggio simbolico della Bibbia, ‘annuncio’ per la comunità e nello stesso tempo lode e glorificazione di Dio. Soltanto ai credenti si dischiude il significato recondito dell’evento, la rivelazione di Dio nella storia. La nascita di Gesù Cristo infatti si colloca nella storia in modo altrettanto saldo e incancellabile quanto la sua morte in croce; ma anche questa riceve la sua luce soltanto dalla risurrezione del crocifisso. Letto come si deve, il racconto della nascita testimonia la storicità del redentore del mondo, inviato da Dio.

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