La storia dell’avvento

La storia dell’avvento. Avvento è parola che indica attesa di qualcuno che sta per venire. Le notizie storiche sulla sua origine, come tempo liturgico, sono scarse e incerte. Così come lo conosciamo è noto solo in Occidente. In Oriente c’è soltanto una breve preparazione al Natale. L’Avvento è andato organizzandosi intorno alle due celebrazioni del Natale e dell’Epifania e segue tali solennità nella sua costruzione liturgica. Sia il Natale che l’Epifania hanno oggi significati e ruoli ben chiari nel calendario liturgico della Chiesa. Alle origini del cristianesimo non si riscontrava una loro fisionomia precisa. Nel II secolo si ha notizia di una festa cristiana celebrata dalle scuole gnostiche il 6 gennaio per commemorare il battesimo di Gesù. Dobbiamo aspettare la seconda metà del III secolo per avere in Oriente, con Epifanio prima e san Giovanni Crisostomo poi, un’introduzione chiara nel calendario liturgico di tale solennità.

La storia dell’avvento: riferimenti

L’occasione del sorgere della festività dell’Epifania in Oriente, come momento celebrativo della manifestazione del Signore, non è molto diversa da quella per cui è sorto il Natale nell’Occidente. Prevale, in un primo momento, il significato di manifestazione o venuta gloriosa del Signore. Soltanto le controversie cristologiche successive porteranno a una più precisa caratterizzazione dei contenuti di queste due solennità. La necessità di annunciare la piena umanità del Cristo insieme alla sua divinità porrà l’esigenza di una professione di fede celebrata e quindi si delineerà meglio la celebrazione del Natale. Mentre l’Epifania troverà posto come annuncio della salvezza a tutti i popoli della terra. L’Avvento, nei primi tempi, preparava i credenti indistintamente al Natale e all’Epifania e la struttura che si dava a questo tempo risultava molto simile a quella quaresimale. Risaltava l’aspetto penitenziale, con un digiuno prolungato per sei settimane, iniziando, come in Gallia, dall’I 1 novembre festa di san Martino.

La storia dell’avvento nei secoli passati…

Nel V secolo in Occidente si tenterà di ordinare tale spontanea preparazione al Natale e all’Epifania. In questo modo fu introdotto un tempo più ampio incentrato sulla festività del Natale e che vedeva l’Epifania solo come prolungamento di esso. L’Oriente, invece, ha conservato fino a oggi, come già detto, soltanto pochi giorni di preparazione. La Chiesa ortodossa non sa cosa sia l’Avvento come tempo liturgico, ma lo propone in termini di interiorizzazione. Nel VI secolo Gregorio Magno mette mano al riordino della liturgia e stabilisce che il tempo di preparazione al Natale durerà quattro settimane; cosa che è rimasta inalterata fino a oggi, ad eccezione del rito ambrosiano dove l’antica usanza delle sei settimane (cioè dall’I 1 novembre circa) è conservata intatta. Nella vita monastica, invece, nonostante la riforma gregoriana, si soleva anticipare di gran lunga il tempo dell’Avvento per essere realmente pronti a ricevere il Signore.

L’avvento nel V e VI secolo

Irancesco d’Assisi consigliava ai suoi frati di digiunare dalla festa di Ognissanti fino alla natività del Signore. Non vi sono tracce di preparazione al Natale a Roma fino al V secolo; tuttavia c’è da supporre che le accentuate controversie con gli eretici riguardo all’umanità di Cristo ponessero anche liturgicamente una viva attenzione al tempo d’attesa per la celebrazione dell’Incarnazione del Signore. Non si parla esplicitamente di Avvento, ma si può supporre che ci fosse un periodo di preparazione al Natale. Nel V secolo, infatti, troviamo le 40 orazioni del Rotolo di Ravenna, tutte improntate alla celebrazione liturgica della festa del Natale: siamo quindi già nello spirito di tale tempo. Tutti gli studiosi convengono, comunque, che a Roma si può parlare in maniera propria di Avvento solo a partire dal VI secolo.

Nel VII secolo…

Nel VII secolo la precisazione di questo tempo liturgico sarà chiara e teologicamente definita. Si parlerà di preparazione alla nascita del Signore e attesa della parusìa, cioè della sua seconda venuta. Così, per vie diverse, l’Avvento riuscirà ad arricchirsi liturgicamente di queste due prospettive: natalizia ed escatologica. I teologi finalmente erano riusciti a trovare un campo immediato di annuncio che, da un lato, facilitava la dottrina dell’Incarnazione, dall’altro l’attesa escatologica dei tempi messianici; un annuncio che partiva da un ricordo ma diventava promessa e profezia. La riforma liturgica sancita dal Vaticano II ha voluto conservare tutti e due i caratteri, di preparazione al Natale e di attesa del regno dei cieli.

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