santo stefano
1 Marzo 2021

Santo Stefano: storia e leggende

By Veronica Balzano


Già il giorno dopo Natale il cristianesimo celebra la festa di un martire. Non ci si può immaginare un contrasto maggiore. Il bimbo divino giace nella mangiatoia e il giorno dopo si dice che la furia insensata del persecutore fa sentire lo stridore dei propri denti contro Stefano. Già i padri della chiesa hanno visto questo contrasto, ma hanno ugualmente legato l’una all’altra queste due feste. Fulgenzio da Ruspe (t 532), nella sua Predica per Santo Stefano, descrive in questo modo il legame tra le due feste: “Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro re eterno, oggi celebriamo la sofferenza vittoriosa di un suo soldato. Oggi il nostro re, avvolto nel mantello della carne, usciva dal grembo della Vergine e visitava nella grazia il mondo, oggi il guerriero ha perso la tenda del corpo ed è andato vincitore in cielo”. Intende dire che Cristo nella sua incarnazione non è venuto a mani vuote, ci ha portato il dono dell’amore per condurci a prendere parte alla natura divina: “L’amore, che ha portato sulla terra Cristo, il signore dei cieli, ha sollevato Stefano dalla terra al cielo. L’amore, che è brillato dapprima nel re, risplendette poi nel suo guerriero”.

Santo Stefano: i racconti


Quanto Fulgenzio espone qui nella sua predica con grande effetto, corrisponde alla visione di Luca. Luca descrive Stefano come un uomo ripieno dello Spirito Santo. E figura del vero cristiano. Noi tutti, che abbiamo ricevuto lo Spirito di Gesù Cristo, in questo Spirito siamo divenuti capaci di un amore che perdona addirittura i nemici. Quanto Gesù ha pregato sulla croce: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Le 23,34), lo prega con parole simili Stefano: “Signore, non imputar loro questo peccato!” (At 7,60). Nella figura di Stefano si riesce a vedere l’unità di greppia e croce, già apparsa nel racconto della nascita in Le 2. Come la gloria di Dio è apparsa proprio nella povertà e nella umiltà della greppia, così Stefano, di fronte alla morte, vede i cieli aprirsi e Gesù stare alla destra di Dio (cfr. At 7,55s.). Il messaggio di Natale deve essere dimostrato nell’amore, che mette anche noi in difficoltà, che in qualche modo ci mette in croce, che porterà anche noi in situazioni cui sapremo resistere solamente se vedremo i cieli aprirsi.
Le leggende e l’arte hanno ripreso assai presto la figura di santo Stefano.

La leggenda di S. Stefano

Una leggenda racconta che Stefano era stato stalliere di re Erode. Come i magi, vede brillare la stella di Betlemme e la interpreta come riferimento al nuovo re, a Cristo. Per questo Erode lo fa lapidare. Anche se questa leggenda non ha nessun fondamento biblico, collega a proprio modo greppia e croce, Natale e martirio di Stefano. Stefano deve morire, perché ha visto la stella, perché ha creduto alla voce interiore del suo cuore. Non attribuisce al re terreno alcun potere, ma crede nella forza del re messianico. Ciò fa nascere l’opposizione e la paura di Erode. Gli lanciano addosso pietre che lo uccidono.


Nella figura di Stefano puoi vedere di che cosa puoi essere capace. Anche tu sei pieno di Spirito Santo, che ti rende simile a Cristo. Nella sua forza, come Stefano, puoi servire alla vita: ‘servitore’ è la traduzione letterale di quanto faceva. Tu stesso puoi perdonare a coloro che ti buttano addosso pietre. Chi ti getta addosso pietre mostra solamente di essere lui stesso indurito e irrigidito. Invece, chi, come Stefano, serve alla vita non si fa contagiare dalla rigidezza e dall’indurimento dei cuori. Mantiene aperto il proprio cuore all’amore. L’amore aprirà anche a te i cieli e tu vedrai in cielo colui cui tu aneli nel profondo del tuo cuore.