la festa della purificazione
8 Marzo 2021

La festa della purificazione

By Veronica Balzano

A Gerusalemme, quaranta giorni dopo Natale, a partire dal secolo v si celebrava una festa speciale. Era detta la festa dell’incontro o della purificazione. A Roma si celebrava in questo giorno la presentazione di Gesù al tempio. La pietà popolare ha sempre collegato questa festa a Maria e l’ha, quindi, chiamata messa della luce di Maria (Candelora). In altri tempi, con questa festa terminava il tempo di Natale. La riforma liturgica ha abbreviato il tempo di Natale, che termina oggi con la festa del battesimo di Gesù. A Roma per la festa della presentazione del Signore si faceva una solenne processione di luci. Probabilmente la chiesa vi ha ripreso una processione di purificazione d’origine pagana, visto che a Roma all’inizio di febbraio queste processioni erano usuali. Così, anche in questo caso, si possono riconoscere le radici pagane della festa. Mostrano che la festa per i cristiani aveva un significato archetipo. Che cosa, però, questa festa può dire a noi oggi?

La festa della purificazione: significato


È la festa dell’incontro tra Maria e il canuto Simeone. Simeone prende il bimbo in braccio e loda Dio con queste parole: “I miei occhi hanno visto la salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,30). Tra i miei rituali di questa giornata, ascolto la cantata di Bach che si intitola Ich habe genug [Questo mi basta] . Vi si sente: “Questo mi basta, ho il redentore, la speranza dei pii, venuto tra le mie braccia bramose. Questo mi basta! L’ho visto, la mia fede ha impresso Gesù nel mio cuore”. Quaranta giorni dopo Natale, in queste parole appare chiaro il senso della festa. Se io ho veramente meditato Gesù in queste settimane e l’ho preso tra le mie braccia, questo mi basta, posso lasciare perdere le molte realtà che altrimenti mi bloccano. Il Natale mi restituisce al quotidiano. Con Cristo nel mio cuore posso affrontare la vita di ogni giorno in altro modo. Nei suoi canti, la liturgia dà espressione anche ad un altro aspetto di questa festa. Lo si trova nell’antifona che è cantata durante la processione della luce: «Adorna la tua camera sponsale, Sion, ed accogli Cristo re. Abbraccia Maria, la porta del cielo, poiché porta il re dell’eterna luce».

Il messaggio della festa

La festa ci invita ad accogliere Cristo nella stanza interiore del nostro cuore. Il nostro cuore è qui descritto come stanza sponsale. Le nozze tra Dio e l’uomo avvengono quando facciamo entrare Cristo nella stanza centrale del nostro castello interiore, come Teresa d’Avila chiama la stanza sponsale dell’anima umana. Nella festa lo si esprime con la processione della luce. All’inizio dell’eucaristia la comunità si raduna nella chiesa buia. Il sacerdote benedice le candele e le accende. Poi tutti avanzano con le candele accese nella chiesa. E’ un’immagine del fatto che la luce di Gesù Cristo avanza nel tempio del nostro cuore e illumina tutto ciò che vi è ancora di buio e di irredento.
Molte comunità cercano di celebrare questa festa in modo nuovo. Difatti, sentono che ha qualcosa di essenziale da dire alla nostra vita.

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